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Aprire partita IVA nel 2026: la guida aggiornata per freelance e consulenti
Hai deciso di lavorare in proprio, o ci stai pensando seriamente. Aprire la partita IVA nel 2026 non è complicato, ma farlo senza le informazioni giuste può costarti caro — in tasse pagate in eccesso, contributi calcolati male o regime fiscale sbagliato. Questa guida ti accompagna passo dopo passo: cosa fare, cosa scegliere tra forfettario e ordinario, quanto costa davvero e quali errori evitare fin dall’inizio.
Hai deciso. Bene. Ora fallo nel modo giusto.
Forse ci pensi da mesi. Forse sei già operativo “in nero” (si fa per dire) e hai capito che è arrivato il momento di regolarizzare. Forse hai appena lasciato un lavoro dipendente e vuoi costruire qualcosa di tuo.
Qualunque sia il punto di partenza, la domanda è sempre la stessa: “Da dove comincio?”
Aprire la partita IVA nel 2026 richiede meno burocrazia di quanto si pensi. La parte complicata non è aprirla — è aprirla nel modo giusto: scegliere il regime fiscale corretto, inquadrare bene l’attività, gestire i contributi previdenziali e non ritrovarsi a marzo dell’anno dopo con un conto dell’Agenzia delle Entrate che non ti aspettavi.
Questa guida è per chi vuole capire davvero cosa sta per fare, non solo compilare moduli.
Cosa significa aprire la partita IVA: il quadro generale
La partita IVA è il codice identificativo con cui eserciti un’attività economica in modo autonomo e continuativo. Non è riservata solo ai grandi professionisti: ce l’hanno i consulenti, i designer, i fotografi, i personal trainer, i coach, gli artigiani, i venditori online.
Per aprirla devi:
- Scegliere il codice ATECO che descrive la tua attività
- Scegliere la cassa previdenziale di riferimento (INPS Gestione Separata o cassa di categoria)
- Scegliere il regime fiscale (forfettario o ordinario)
- Presentare la comunicazione di inizio attività all’Agenzia delle Entrate (modello AA9/12)
L’apertura in sé è gratuita e si fa online in pochi giorni. Ma le scelte che fai in quel momento hanno effetti per tutto l’anno — e a volte per anni successivi.
Il codice ATECO: piccolo codice, grande importanza
Il codice ATECO è una combinazione di lettere e numeri che classifica il tipo di attività che svolgi. Non è solo un dato burocratico: determina il coefficiente di redditività nel regime forfettario (cioè la percentuale di reddito su cui pagherai le tasse) e la cassa previdenziale a cui ti iscriverai.
Esempio: un consulente di marketing che sceglie il codice ATECO 73.11.02 (Conduzione di campagne di marketing) ha un coefficiente di redditività del 78%. Significa che su 50.000 € di fatturato, la base imponibile fiscale è 39.000 €. Un grafico freelance con codice ATECO nell’area artistica potrebbe avere un coefficiente diverso. Pochi punti percentuali, ma su più anni fanno migliaia di euro di differenza.
Scegliere il codice sbagliato è uno degli errori più frequenti — e tra i più costosi. Prima di aprire, verifica con attenzione qual è quello più adatto alla tua attività specifica.
Forfettario o ordinario: la scelta che cambia tutto
Questa è la decisione che più influenza la tua vita fiscale da freelance. Vediamo le differenze concrete.
Il regime forfettario
È il regime semplificato pensato per chi inizia o ha volumi contenuti. Nel 2026 puoi accedervi se:
- Hai ricavi o compensi inferiori a 85.000 € annui
- Non hai altri redditi da lavoro dipendente superiori a 30.000 € (con alcune eccezioni)
- Non hai partecipazioni in società di persone o Srl in controllo
Vantaggi principali:
- Imposta sostitutiva al 15% (ridotta al 5% per i primi 5 anni di nuova attività)
- Nessuna IVA da applicare in fattura (e nessuna IVA da versare)
- Contabilità semplificata: nessun registro IVA, nessun bilancio
- Contributi INPS calcolati sul reddito effettivo, non su imponibili teorici
Svantaggi da considerare:
- Non puoi detrarre i costi reali (solo la percentuale forfettaria prevista dal codice ATECO)
- Se hai costi alti (affitto ufficio, collaboratori, attrezzature costose), potresti pagare più tasse rispetto all’ordinario
- Non puoi recuperare l’IVA sugli acquisti
Il regime ordinario (contabilità semplificata)
Obbligatorio sopra gli 85.000 € di ricavi, ma a volte conveniente anche prima se hai molti costi deducibili.
Vantaggi principali:
- Puoi dedurre i costi reali (affitto, software, formazione, telefono, auto, ecc.)
- Puoi recuperare l’IVA sugli acquisti
- Più flessibilità nella gestione contabile
Svantaggi:
- IRPEF progressiva: più guadagni, più paghi (dal 23% al 43%)
- IVA da applicare in fattura, liquidare e versare periodicamente
- Contabilità più complessa, quindi costo del commercialista più alto
Come scegliere? La risposta dipende da tre variabili: i tuoi ricavi previsti, i tuoi costi effettivi e la tua situazione personale complessiva. Non esiste una risposta giusta in assoluto — esiste quella giusta per te.
I contributi previdenziali: la voce che spesso si sottovaluta
Uno degli errori più comuni di chi apre la partita IVA è calcolare le tasse e dimenticarsi dei contributi. Sono due voci separate, entrambe obbligatorie.
Se sei iscritto alla Gestione Separata INPS (la maggior parte dei professionisti senza albo: consulenti, copywriter, web developer, coach…), nel 2026 l’aliquota è circa il 26,23% sul reddito imponibile.
Esempio concreto: fatturi 40.000 €. In regime forfettario, con coefficiente 78%, il reddito imponibile è 31.200 €. Tasse al 15%: circa 4.680 €. Contributi INPS al 26,23%: circa 8.184 €. Totale da mettere da parte: circa 12.864 €, ovvero il 32% del fatturato.
Se invece eserciti una professione con un albo (avvocati, architetti, ingegneri, dottori commercialisti, consulenti del lavoro…), hai una cassa previdenziale di categoria con regole proprie. Il calcolo cambia — ed è ancora più importante farlo con precisione.
Come ragiona un commercialista davanti all’apertura di una partita IVA
Quando in studio ci arriva qualcuno che vuole aprire la partita IVA, la prima cosa che facciamo non è compilare moduli. È fare domande.
Cosa fai esattamente? Per chi lavori? Hai già clienti o stai cercando? Hai altri redditi? Hai costi fissi? Pensi di crescere nel breve termine?
Perché queste risposte cambiano completamente il quadro. Un consulente che lavora già con un cliente fisso a 60.000 € l’anno ha una situazione diversa da un freelance che sta costruendo un portafoglio da zero. Un artigiano con un laboratorio in affitto ha esigenze diverse da un coach che lavora online senza costi fissi.
La scelta del regime, del codice ATECO, della cassa previdenziale e della struttura contabile deve essere cucita sulla persona. Aprire la partita IVA “come l’ha aperta un amico” è uno degli errori che vediamo più spesso — e che costa di più nel tempo.
Cosa fare subito (in ordine pratico)
Definisci chiaramente la tua attività. Non in termini burocratici: descrivi cosa fai, per chi, come. Da lì si ricava il codice ATECO corretto.
Stima i tuoi ricavi per il primo anno. Anche una stima approssimativa aiuta a capire se sei lontano o vicino alla soglia degli 85.000 € e a scegliere il regime di conseguenza.
Fai un confronto reale tra forfettario e ordinario. Non basarti su ciò che hai sentito dire. Chiedi a un commercialista di fare i conti sulla tua situazione specifica — spesso la differenza è significativa.
Metti da parte una percentuale fissa del fatturato. Già dal primo incasso. Una buona regola per chi inizia è accantonare il 30-35% di ogni pagamento ricevuto. Eviterai brutte sorprese a giugno e a novembre, quando arrivano le scadenze IRPEF e i contributi.
Organizza la documentazione fin dal giorno zero. Numera le fatture in sequenza, conserva le ricevute dei costi, tieni un file (anche solo su Google Drive) dove carichi tutto. Recuperare la documentazione a posteriori è il lavoro più noioso e costoso che puoi far fare al tuo commercialista.
FAQ — Le domande di chi sta per aprire la partita IVA
Posso aprire la partita IVA e continuare a lavorare da dipendente?
Sì, in molti casi è possibile. Ci sono però limitazioni legate al contratto di lavoro dipendente (clausole di esclusiva o non concorrenza) e alla soglia di reddito da dipendente per il forfettario (30.000 € annui). Da valutare caso per caso.
Quanto costa aprire la partita IVA?
L’apertura in sé è gratuita. Il costo reale è il commercialista che ti segue: per il regime forfettario i compensi annuali sono in genere tra 500 e 1.500 € a seconda della complessità. Per il regime ordinario si parte da circa 1.500-2.500 €. È un costo deducibile.
Se non faturo nulla nei primi mesi, pago comunque i contributi?
Nel regime forfettario i contributi si pagano solo se hai reddito. Se il reddito è zero, i contributi sono zero (attenzione però: questo può avere effetti sulla pensione futura). Esistono però minimali contributivi in alcune categorie — da verificare.
Posso passare dal forfettario all’ordinario (o viceversa)?
Sì, ma con regole precise. Il passaggio avviene di anno in anno. Se superi la soglia degli 85.000 € durante l’anno, la fuoriuscita dal forfettario scatta dall’anno successivo (con qualche eccezione per superamenti significativi). Pianificare in anticipo evita salti fiscali inaspettati.
Devo aprire anche la P.IVA se faccio lavori occasionali?
No: sotto i 5.000 € annui lordi di compensi da lavoro autonomo occasionale non è obbligatoria. Ma se l’attività è continuativa, anche se i compensi sono bassi, la partita IVA è necessaria. Attenzione: “occasionale” ha un significato specifico — non basta farlo “ogni tanto”.
In sintesi
Aprire la partita IVA nel 2026 è il primo passo verso l’autonomia professionale. Per farlo bene:
- Scegli il codice ATECO giusto per la tua attività
- Valuta forfettario vs ordinario sulla base dei tuoi numeri reali
- Non dimenticare i contributi previdenziali nel calcolo di ciò che metti da parte
- Organizza la documentazione fin dall’inizio
- Fatti affiancare da un professionista per le scelte iniziali: il risparmio è reale
Il primo anno è quello in cui si costruiscono le abitudini fiscali che ti accompagneranno per tutta la carriera da freelance. Farlo bene dall’inizio è il miglior investimento che puoi fare.
Stai per aprire (o stai pensando di farlo)?
Ogni situazione ha le sue variabili. Il regime giusto, il codice ATECO più adatto, la cassa previdenziale corretta: sono scelte che dipendono da ciò che fai, da quanto guadagni e da dove vuoi arrivare. Nello Studio Pragmatika, a Milano Moscova, aiutiamo freelance e professionisti a partire con il piede giusto — senza sorprese fiscali e con una strategia chiara fin dal giorno zero. Una consulenza iniziale può evitare anni di correzioni costose.
Come possiamo aiutarti?
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