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Tasse in dichiarazione: differenze tra forfettario e ordinario

Quando apri la partita IVA o fai il punto sulla tua attività, una delle domande più importanti è questa: ti conviene davvero il regime forfettario oppure l’ordinario è più adatto alla tua situazione? La risposta non dipende da quello che “si dice in giro”, ma da come lavori, da quanto fatturi, dai costi che sostieni e da come vuoi gestire la tua attività nel tempo. In questa guida ti spiego le differenze pratiche tra i due regimi, soprattutto dal punto di vista della dichiarazione dei redditi, per aiutarti a capire quale scelta può avere più senso per te.

Quando arriva il momento della dichiarazione, i nodi vengono al pettine

Fino a quando si parla di “aprire la partita IVA”, molti ragionano in teoria. Poi arriva la dichiarazione dei redditi, e lì tutto diventa molto concreto.

È in quel momento che tanti professionisti e microimprese si rendono conto di non aver scelto davvero un regime fiscale: hanno solo seguito un consiglio veloce, spesso sentito da un collega, da un amico o da qualche contenuto online troppo generico. Il problema è che tra forfettario e ordinario non cambia solo il modo in cui paghi le imposte. Cambia anche il modo in cui leggi i tuoi numeri, gestisci i costi, programmi la crescita e affronti le scadenze.

La scelta giusta non è quella “più economica” in assoluto. È quella più coerente con la tua attività.

Il forfettario, in pratica

Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato riservato alle persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arte o professione. Alla data attuale, possono accedervi i contribuenti che nell’anno precedente hanno percepito ricavi o compensi non superiori a 85.000 euro; se si superano i 100.000 euro, il regime cessa già nello stesso anno dello sforamento. L’imposta sostitutiva ordinaria è del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni in presenza dei requisiti previsti per le nuove attività.

Tradotto in parole semplici: nel forfettario non paghi le imposte sul tuo utile reale, ma su un reddito calcolato in modo forfettario, applicando al fatturato un coefficiente di redditività legato al codice ATECO. Da quel reddito puoi dedurre i contributi previdenziali obbligatori, e poi applichi l’imposta sostitutiva.

Questo significa che il forfettario è spesso molto interessante quando hai costi contenuti, lavori in autonomia e vuoi una gestione fiscale più snella.

L’ordinario, in pratica

Il regime ordinario funziona in modo diverso. Qui il reddito non è stimato in maniera forfettaria: si costruisce sulla base dei ricavi reali e dei costi effettivamente sostenuti e fiscalmente rilevanti. In altre parole, se spendi davvero per far crescere la tua attività — software, strumenti, ufficio, collaboratori, formazione, marketing — quei costi entrano in gioco.

È il regime più “vero” dal punto di vista economico, ma anche quello che richiede più attenzione. Hai una contabilità più articolata, più adempimenti, una gestione IVA piena e una struttura fiscale meno semplificata. Non è necessariamente peggiore. Anzi: per alcune attività è l’unica scelta sensata.

La differenza che molti sottovalutano: non sono solo tasse, è modello di business

Chi lavora da freelance con costi bassi, magari da remoto, senza dipendenti e con poche spese vive, molto spesso trova nel forfettario una soluzione efficiente. Chi invece ha una microimpresa strutturata, investe, acquista beni o servizi in modo ricorrente, oppure vuole costruire un’attività con margini da monitorare in modo preciso, può trovare più adatto l’ordinario.

Facciamo un esempio realistico.

Un consulente che fattura 45.000 euro l’anno, lavora da solo e ha costi limitati potrebbe trovare il forfettario estremamente comodo: poche complicazioni, imposta sostitutiva, contabilità semplificata. Una microimpresa che fattura una cifra simile ma sostiene ogni mese costi importanti per software, advertising, coworking, collaboratori o trasferte potrebbe invece scoprire che l’ordinario è più coerente, perché consente di valorizzare i costi reali e leggere l’andamento economico con maggiore precisione.

Il punto è sempre questo: il regime fiscale deve seguire il tuo modo di lavorare, non il contrario.

Cosa cambia davvero nella dichiarazione dei redditi

Qui si entra nel concreto.

Nel forfettario il reddito imponibile si determina applicando il coefficiente di redditività ai ricavi o compensi percepiti, e su quel reddito si applica un’unica imposta sostitutiva del 15% oppure del 5% per le nuove attività che ne hanno diritto.

Nell’ordinario, invece, la dichiarazione dei redditi riflette una gestione molto più analitica: entrano in gioco i costi deducibili, le regole IVA, gli acconti, l’IRPEF secondo le regole ordinarie e, più in generale, una struttura fiscale che richiede maggiore controllo.

Dal punto di vista psicologico, la differenza è enorme. Nel forfettario sai già, con una certa approssimazione, che percentuale del fatturato dovrai destinare a imposte e contributi. Nell’ordinario questo calcolo richiede una lettura più attenta dei numeri, ma in cambio hai una rappresentazione più fedele dell’attività.

IVA, ritenute, adempimenti: il peso della gestione quotidiana

Uno dei motivi per cui il forfettario piace tanto è la semplificazione. I contribuenti che lo applicano non addebitano l’IVA in fattura, non detraggono l’IVA sugli acquisti, sono esonerati da alcuni obblighi di liquidazione e dichiarazione IVA e, sul fronte delle imposte dirette, non sono soggetti a ritenuta d’acconto sui compensi percepiti, purché rilascino l’apposita dichiarazione al committente.

Inoltre, chi è in forfettario non deve operare ritenute alla fonte, salvo specifiche eccezioni legate ai redditi di lavoro dipendente e assimilati. Anche questo cambia molto nella gestione quotidiana: meno passaggi, meno rischio di errori operativi, meno complessità amministrativa.

Nell’ordinario, invece, la macchina fiscale è più completa. Questo può sembrare un peso, ma in alcune situazioni è anche un vantaggio: ti consente di impostare l’attività in modo più strutturato, soprattutto se stai crescendo o se hai una base di costi significativa.

Le cause di esclusione: perché non basta “volerci stare”

Un altro errore frequente è pensare che il forfettario sia una scelta libera e permanente. Non è così.

Tra le principali cause di esclusione ci sono, ad esempio, l’utilizzo di regimi speciali IVA, il controllo diretto o indiretto di Srl riconducibili all’attività svolta, lo svolgimento prevalente dell’attività verso attuali o recenti datori di lavoro, e il superamento del limite di redditi di lavoro dipendente o assimilati, che per il 2025 e 2026 è elevato a 35.000 euro, salvo cessazione del rapporto di lavoro nell’anno precedente nei casi previsti.

Questo significa che la valutazione non va fatta una volta sola. Va rivista ogni anno, soprattutto se la tua attività evolve.

Come ragiona un commercialista quando deve consigliarti

Quando un professionista viene in studio e ci chiede: “Secondo te mi conviene il forfettario?”, la risposta seria non può essere immediata.

Prima bisogna capire quanto fatturi, quanto spendi, se lavori con clienti italiani o esteri, se hai intenzione di investire, se vuoi inserire collaboratori, se il tuo modello di business è stabile oppure in espansione. Il regime fiscale non è una casella da spuntare. È una leva strategica.

Il forfettario spesso funziona molto bene nelle fasi iniziali o nelle attività leggere. L’ordinario spesso diventa più interessante quando il business cresce, quando i costi aumentano o quando serve una lettura più realistica dell’andamento economico. Il punto non è pagare meno “quest’anno”. Il punto è impostare bene la tua attività per non inseguire problemi tra dodici mesi.

Cosa puoi fare subito

Se oggi hai ancora dubbi tra forfettario e ordinario, parti da tre verifiche semplici.

Guarda quanto fatturi davvero, non quanto speri di fatturare.

Guarda quanto spendi davvero per lavorare, mese per mese.

Guarda dove vuoi portare la tua attività nei prossimi 12-24 mesi.

Se il tuo business è leggero, prevedibile e con costi bassi, il forfettario potrebbe essere una scelta molto efficiente. Se invece hai una struttura di costi crescente, vuoi investire, dedurre e pianificare in modo più completo, l’ordinario potrebbe darti più strumenti.

FAQ

Il forfettario è sempre il regime migliore per pagare meno tasse?

No. È spesso conveniente, ma non sempre. Se hai costi elevati o vuoi recuperare l’IVA sugli acquisti, l’ordinario può risultare più adatto nel medio periodo.

Nel forfettario devo applicare la ritenuta d’acconto in fattura?

No, il contribuente forfettario non è soggetto a ritenuta sui compensi percepiti, a condizione di rilasciare la dichiarazione al committente che attesta l’applicazione dell’imposta sostitutiva.

Se supero 85.000 euro esco subito dal regime?

Non sempre. Il regime cessa dall’anno successivo quando vengono meno i requisiti, ma se superi 100.000 euro di ricavi o compensi, il forfettario smette di applicarsi già nello stesso anno dello sforamento e l’IVA è dovuta dalle operazioni che determinano il superamento della soglia.

Chi ha anche un lavoro dipendente può stare nel forfettario?

Sì, ma ci sono limiti. Per il 2025 e 2026, il reddito di lavoro dipendente o assimilato dell’anno precedente non deve superare 35.000 euro, salvo le eccezioni previste in caso di cessazione del rapporto.

Riepilogo finale

Scegliere tra forfettario e ordinario non significa scegliere tra “semplice” e “complicato”. Significa scegliere tra due modi diversi di far funzionare fiscalmente la tua attività.

Il forfettario ti offre semplificazione, prevedibilità e un’impostazione leggera.

L’ordinario ti offre una lettura più analitica, maggiore aderenza ai costi reali e una struttura più adatta alle attività che crescono o investono.

La scelta migliore è quella che tiene insieme fiscalità, gestione e obiettivi.

Se vuoi capire quale regime ha davvero senso per la tua attività, parlarne con un commercialista fa la differenza. Allo Studio Pragmatika, a Milano Moscova, analizziamo la tua situazione concreta e ti aiutiamo a scegliere non il regime “più di moda”, ma quello più adatto al tuo lavoro, ai tuoi numeri e alla direzione che vuoi dare al tuo business.

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